L'articolo 4 dell'AI Act non indica un numero di ore. Non ne indica uno minimo, non ne indica uno massimo, e non esiste un corso obbligatorio riconosciuto. Se stai cercando il numero, la risposta onesta è che la norma non te lo dà.
Quello che la norma dà è un criterio diverso, la proporzionalità al contesto, e un problema pratico che invece si risolve benissimo: come dimostri quello che hai fatto. Ti mostro entrambi, con il testo alla mano.
Quante ore di formazione servono per l'AI Act?
Nessuna. L'articolo 4 del regolamento (UE) 2024/1689 non indica ore, moduli né una durata minima, e nella versione in vigore dal 27 luglio 2026 precisa che l'obbligo «non impone ai fornitori o ai deployer di garantire un livello specifico di alfabetizzazione per alcuna persona». Chi ti dà un numero se lo sta inventando.
Puoi verificarlo da solo: il testo integrale è su EUR-Lex e, in forma più leggibile, nella pagina dedicata all'articolo 4. Sono poche righe, e non contengono cifre.
Anche la Commissione europea, nelle sue risposte sull'alfabetizzazione in materia di IA, scrive che non c'è una soluzione unica valida per tutti e che non sono imposti requisiti rigidi né formazioni obbligatorie.
Perché l'articolo 4 non indica un numero di ore
Perché un monte ore uguale per tutti non misurerebbe nulla. Otto ore per chi usa un traduttore automatico sono troppe; le stesse otto ore per chi fa girare un sistema di visione artificiale su una linea di produzione sono poche. La norma sceglie di fissare un criterio invece di una quantità.
Il criterio è scritto dentro l'articolo stesso. Le misure vanno prese tenendo conto delle conoscenze tecniche, dell'esperienza, dell'istruzione e della formazione delle persone coinvolte, del contesto in cui i sistemi di IA vengono utilizzati e delle persone o dei gruppi su cui quei sistemi hanno effetto.
Quattro variabili, nessuna delle quali è il tempo: chi sono le persone, cosa sanno già, dove viene usato il sistema, su chi ha effetto. È su queste che ti misuri, non su un cronometro.
Il criterio che la norma usa davvero: la proporzionalità
La formazione va calibrata su quanto e come usi l'AI. Il considerando 20 del regolamento (UE) 2024/1689 spiega che l'alfabetizzazione serve a dare a fornitori, deployer e persone interessate le nozioni necessarie per prendere decisioni informate sui sistemi di IA, e che quelle nozioni variano a seconda del contesto.
Tradotto sulla tua realtà: se in officina l'AI è un assistente che riscrive le e-mail e un traduttore per le schede tecniche, il perimetro è capire cosa può sbagliare lo strumento, quali dati non ci vanno caricati e chi controlla l'output prima che esca. Se invece un sistema di IA entra nel controllo qualità o nella selezione del personale, il contesto cambia, e cambia con lui il livello richiesto.
La stessa logica di proporzionalità è quella che descrivo nella guida all'articolo 4, e che rende l'adempimento leggero per chi usa poco l'AI e più serio per chi la mette in produzione.
Cosa ha cambiato il Digital Omnibus: «nessun livello specifico»
Il regolamento (UE) 2026/1744, in vigore dal 27 luglio 2026, ha sostituito l'intero articolo 4. L'obbligo passa da «adottare misure per garantire nella misura del possibile un livello sufficiente di alfabetizzazione» a «adottare misure volte a sostenere lo sviluppo dell'alfabetizzazione», e aggiunge la frase che chiude la questione delle ore.
Quella frase è: «L'obbligo non impone ai fornitori o ai deployer di garantire un livello specifico di alfabetizzazione per alcuna persona».
Il motivo è dichiarato nei considerando dello stesso regolamento: l'esperienza raccolta presso gli operatori indicava che un obbligo rigido, uguale per tutti, non è adatto a tutti i tipi di fornitori e deployer, e che si traduce in un onere di conformità aggiuntivo soprattutto per le imprese più piccole.
Attenzione però a non leggerlo come un'abolizione. L'obbligo di adottare misure resta, e resta applicabile dal 2 febbraio 2025: le date precise, con il comma che le fissa, sono in quando è entrato in vigore l'obbligo di alfabetizzazione.
Come si dimostra la formazione fatta
Con un registro interno, tenuto aggiornato. La Commissione europea scrive che non serve un certificato e che le organizzazioni possono tenere un registro interno delle formazioni svolte e delle altre iniziative di orientamento adottate. Il formato è libero: conta che sia nominale, datato e conservato.
Nella pratica, il registro che regge a un controllo o a un questionario di fornitura contiene cinque colonne:
- chi si è formato (nome e cognome, ruolo);
- quando (data, o date se il percorso è ripetuto nel tempo);
- su cosa (contenuti trattati, anche in due righe);
- su quali sistemi di IA quelle persone lavorano, così il collegamento con il contesto d'uso è esplicito;
- con quale esito, se hai previsto una verifica.
Un foglio con queste cinque colonne vale più di un attestato scaricato da un portale, perché mostra il ragionamento che l'articolo 4 chiede: hai guardato chi sono le tue persone, cosa usano e cosa serviva loro sapere.
Il registro della formazione è uno dei quattro documenti del fascicolo che ti conviene avere pronto; gli altri tre li ho elencati in cosa serve in un controllo AI Act.
Serve un attestato, e serve che sia «riconosciuto»?
Non è richiesto dalla norma, e «riconosciuto» non significa niente in questo contesto. Per l'articolo 4 non esiste un ente certificatore pubblico, non esiste un albo dei corsi e non esiste un bollino statale. L'attestato è una forma di evidenza fra le altre, comoda ma non obbligatoria.
Resta utile per un motivo pratico che con la norma c'entra poco: quando è un cliente a chiederti prova della conformità, un documento nominale con data e contenuti è più rapido da allegare di un foglio di calcolo interno. È un vantaggio commerciale, non un adempimento.
Se qualcuno ti propone un «attestato ufficiale riconosciuto» per l'AI Act, sta descrivendo una cosa che non esiste.
E se un fornitore ti vende «il corso obbligatorio di tot ore»
Ti sta vendendo una certezza che la norma non dà. Non è necessariamente un cattivo corso: il contenuto può essere ottimo. È l'aggettivo «obbligatorio» applicato a un monte ore a essere falso, perché nessuna disposizione del regolamento (UE) 2024/1689 fissa una durata.
Il secondo argomento che senti in quei contesti è la multa. Anche quello non regge: l'articolo 4 non compare nell'elenco dell'articolo 99, paragrafo 4, che indica le disposizioni la cui violazione comporta sanzioni amministrative pecuniarie. I numeri veri, e perché per le PMI sono più bassi, li ho messi in quanto rischia davvero una PMI o un freelance.
La domanda giusta da fare a un fornitore, quindi, non è «quante ore dura». È: al termine, cosa mi lasci in mano che io possa mostrare a un cliente o a un'autorità? Se la risposta è solo un PDF con un logo, hai speso per la cosa sbagliata. Come funziona per chi lavora da solo, senza personale da formare, è in obbligo di formazione per freelance e partite IVA.
Domande frequenti
Quante ore di formazione servono per l'AI Act? Nessun numero di ore è previsto. L'articolo 4 del regolamento (UE) 2024/1689 non indica una durata minima, un monte ore o un programma obbligatorio, e nella versione in vigore dal 27 luglio 2026 precisa che l'obbligo non impone di garantire un livello specifico di alfabetizzazione per alcuna persona.
Esiste un corso obbligatorio riconosciuto per l'AI Act? No. Il regolamento non prevede né un programma standard né un ente certificatore. La Commissione europea scrive che non esiste una soluzione unica valida per tutti e che non sono imposti requisiti rigidi o formazioni obbligatorie.
Serve un attestato per dimostrare la formazione? Non è richiesto dalla norma. La Commissione europea indica che non serve un certificato e che le organizzazioni possono tenere un registro interno delle formazioni. L'attestato resta comodo come evidenza, soprattutto quando è un cliente a chiederla.
Qual è il criterio che l'articolo 4 usa al posto delle ore? La proporzionalità al contesto: conoscenze tecniche, esperienza, istruzione e formazione delle persone coinvolte, contesto in cui i sistemi di IA vengono usati e persone o gruppi su cui vengono usati.
Cosa devo conservare per dimostrare di aver rispettato l'articolo 4? Le misure adottate e la loro tracciabilità: chi si è formato, quando, su quali contenuti, su quali sistemi di IA e con quale esito. L'articolo 4 non impone un formato, quindi conta che il registro sia datato, nominale e conservato.
Domande frequenti
Le domande che tornano
- Quante ore di formazione servono per l'AI Act?
- Nessun numero di ore è previsto. L'articolo 4 del regolamento (UE) 2024/1689 non indica una durata minima, un monte ore o un programma obbligatorio, e nella versione in vigore dal 27 luglio 2026 precisa che l'obbligo non impone di garantire un livello specifico di alfabetizzazione in materia di IA per alcuna persona.
- Esiste un corso obbligatorio riconosciuto per l'AI Act?
- No. Il regolamento non prevede né un programma standard né un ente certificatore. La Commissione europea, nelle sue risposte sull'alfabetizzazione in materia di IA, scrive che non esiste una soluzione unica valida per tutti e che non sono imposti requisiti rigidi o formazioni obbligatorie.
- Serve un attestato per dimostrare la formazione sull'AI Act?
- Non è richiesto dalla norma. La Commissione europea indica che non serve un certificato e che le organizzazioni possono tenere un registro interno delle formazioni e delle altre iniziative svolte. L'attestato resta comunque una forma di evidenza comoda, soprattutto quando è un cliente a chiederla.
- Qual è il criterio che l'articolo 4 usa al posto delle ore?
- La proporzionalità al contesto. L'articolo 4 chiede di tenere conto delle conoscenze tecniche, dell'esperienza, dell'istruzione e della formazione delle persone coinvolte, del contesto in cui i sistemi di IA vengono usati e delle persone o dei gruppi su cui vengono usati.
- Cosa devo conservare per dimostrare di aver rispettato l'articolo 4?
- Le misure adottate e la loro tracciabilità: chi si è formato, quando, su quali contenuti, su quali sistemi di IA e con quale esito. Un registro interno aggiornato vale come evidenza; l'articolo 4 non impone un formato, quindi conta che sia datato, nominale e conservato.
Fonti
- Regolamento (UE) 2024/1689 (regolamento sull'intelligenza artificiale) — testo in Gazzetta ufficiale, 12.7.2024
- Regolamento (UE) 2026/1744 (Omnibus digitale sull'IA), GU L 2026/1744 del 24.7.2026
- AI Act, articolo 4 — Alfabetizzazione in materia di IA
- AI Act, articolo 99 — Sanzioni
- Commissione europea — AI literacy: questions and answers
