Chi vende automazione ha un interesse a raccontarla come una sostituzione: il gestionale vecchio è il problema, il gestionale nuovo è la soluzione, e in mezzo c'è una migrazione da diciotto mesi. Nella maggior parte delle aziende manifatturiere che vediamo non è vero, ed è anche il motivo per cui tanti progetti non partono: nessuno vuole toccare il sistema su cui gira la contabilità per risolvere un problema di ufficio acquisti.
L'automazione utile è quasi sempre l'opposto. Il gestionale resta dov'è e continua a fare quello che fa. Accanto gli si mette qualcosa che legge i dati che gli servono, fa il lavoro che oggi fa una persona a mano, e riscrive il risultato dove il gestionale se lo aspetta. Se è fatta bene, chi lavora in azienda continua a vedere le stesse schermate di prima — con dentro dei campi già compilati.
Non si sostituisce il gestionale, ci si attacca sopra
Un gestionale è due cose insieme: un archivio di dati e un insieme di regole su come quei dati si muovono. L'archivio è il pezzo che serve a un'automazione; le regole sono il pezzo che non va toccato, perché sono la ragione per cui i conti tornano.
Prendiamo il caso più comune, il controllo delle fatture fornitori. L'ordine, la conferma d'ordine, il documento di trasporto e la fattura stanno già nel gestionale o nel gestionale documentale. Quello che manca non è un dato: è il confronto, che oggi lo fa una persona aprendo due finestre e leggendo riga per riga. Un'automazione che fa quel confronto non ha bisogno di scrivere niente di nuovo — legge quattro documenti, applica le regole di tolleranza che l'azienda già usa, e propone un esito. La registrazione la fa il gestionale, come prima.
In Co.Mas, che produce gru e tratta circa dodicimila documenti l'anno fra ordini, DDT e fatture fornitori, questa è la differenza fra tre persone che incrociavano documenti ogni giorno e centottantanove ore al mese liberate, in media, sui soli controlli incrociati senza che il ciclo passivo cambi forma.
Dove si aggancia davvero un'automazione
Le vie d'ingresso sono quattro, in ordine di quanto reggono nel tempo.
Le API. Se il gestionale le espone, è l'aggancio migliore: sono un contratto dichiarato, cioè qualcosa che il fornitore si impegna a non rompere di nascosto. Vanno verificate per davvero, però — capita spesso che esistano in lettura e non in scrittura, o che coprano gli anagrafici e non i documenti, che è il pezzo che serve.
Le viste in sola lettura sul database. La seconda scelta, e in molte PMI italiane la prima realmente disponibile. Una vista concordata con chi mantiene il gestionale è stabile quanto un'API, con il vantaggio di poterla creare in giornata; il rischio è che diventi una scusa per leggere tutto lo schema.
Le code documentali. Sui sistemi di gestione documentale — è il caso di Adiuto — non si legge una tabella: è il workflow a consegnare i documenti, grezzi, a chi li deve elaborare. È l'aggancio più pulito che esista, perché l'automazione diventa un passo del flusso invece che un intruso che guarda da fuori. Dove finisce il risultato è invece una decisione a parte, e non sempre la risposta è "dentro lo stesso sistema": in Co.Mas l'esito del riscontro vive su un'interfaccia nostra, perché quello che serviva all'operatore non era un attributo in più su un documento, era una schermata che dicesse se il flusso era a posto.
I file di scambio. CSV, XML, cartelle condivise. Funzionano, costano poco e vanno bene per partire, ma sono l'unico caso in cui va messo in preventivo che qualcuno un giorno sposterà la cartella.
Quello che non è nell'elenco è la lettura diretta delle tabelle senza accordo con chi mantiene il gestionale, e l'automazione che simula una persona che clicca sulle schermate. Il primo si rompe a un aggiornamento, il secondo si rompe quando cambia un campo di posto.
Cosa non si tocca mai
Ci sono tre cose che un'automazione non deve poter fare, e vanno scritte prima di iniziare perché sono la ragione per cui il progetto viene approvato o bloccato.
- Le registrazioni contabili non le scrive un'automazione senza che qualcuno le abbia viste. Può prepararle tutte, precompilarle, marcare quelle sicure: la conferma resta di una persona, almeno finché non ci sono mesi di storico a dire che l'esito è affidabile.
- Gli anagrafici non si modificano. Un fornitore, un articolo, un listino sono dati che vivono in mezzo a decine di processi: un'automazione che li corregge "per far tornare il match" ha appena spostato il problema in un posto dove nessuno lo cerca.
- Le eccezioni non si nascondono. Il valore di un'automazione non è che chiude il 100% dei casi, è che chiude in silenzio quelli normali e mette in evidenza gli altri. Un sistema che dichiara di aver risolto tutto sta seppellendo qualcosa.
Le tre domande da farsi prima di iniziare
1. Quante volte succede, e quanto dura ogni volta? Non "quanto tempo si perde", che nessuno sa: quante volte al mese, e quanti minuti a volta, sommati su tutte le persone che ci mettono le mani. È l'unico numero che dice se il progetto ha senso, e nella metà dei casi che analizziamo dice di no su quel processo e di sì su un altro che nessuno aveva nominato.
2. Chi decide quando il sistema non sa decidere? Ogni automazione ha una percentuale di casi che non chiude. Se non c'è un nome e un posto dove quei casi finiscono, l'automazione produce una coda che cresce e che dopo tre mesi qualcuno svuota a mano di corsa.
3. Chi ha le chiavi del gestionale? Non in senso burocratico: chi materialmente può creare una vista, aprire una porta, dire sì a una chiamata API. Se è un fornitore esterno che risponde in tre settimane, quello è il vero calendario del progetto e va messo nel piano dall'inizio.
Cosa cambia fra un gestionale e l'altro
Il ragionamento sopra vale ovunque; il modo in cui si realizza no. Noi scriviamo e lavoriamo solo sui sistemi che abbiamo in mano — Adiuto e NTS Business — perché la differenza fra conoscere un gestionale e averne letto la brochure si vede in call, non in una pagina.
Su Adiuto il punto d'ingresso naturale è il flusso documentale: il documento entra, l'automazione lo prende in carico, aggiunge quello che ha capito e lo rimette in circolo, dove il workflow approvativo nativo continua da solo. Su NTS Business — Cube ed Experience — il ragionamento parte invece dai dati e dal ciclo, e la domanda vera è cosa copre già l'assistente nativo e cosa no.
Sono due pagine diverse, e le stiamo scrivendo. Il terzo gestionale lo aggiungeremo quando avremo consegnato il primo progetto sopra, non quando servirà una pagina in più.
Quando la risposta è no
Ci sono tre situazioni in cui diciamo di lasciar perdere, e conviene saperle prima.
Quando il processo cambia ogni mese: automatizzare qualcosa che non si è ancora stabilizzato significa riscrivere le regole più spesso di quanto le si usi. Quando il volume è basso: sotto una certa soglia il conto non torna nemmeno con l'automazione gratis, perché il costo vero è tenerla viva. E quando il dato di partenza non esiste — se il DDT arriva come fotografia su WhatsApp e nessuno lo archivia, il problema da risolvere per primo non è l'automazione, è l'archiviazione.
Da dove si parte
Dal numero, non dal software. Il primo passo che proponiamo è una giornata in azienda che finisce con quanto costano davvero le attività fatte a mano, processo per processo, e con l'ordine in cui conviene affrontarle. Da lì si decide se andare avanti — e a volte la conclusione è che il primo processo da automatizzare non è quello per cui ci avevate chiamato.
Domande frequenti
Le domande che tornano
- Dobbiamo cambiare gestionale per automatizzare qualcosa?
- Quasi mai, e comunque non per iniziare. Un'automazione lavora accanto al gestionale: legge i dati che gli servono e riscrive il risultato dove il gestionale se lo aspetta. Il momento in cui vale la pena discutere di sostituire il gestionale è quando non espone né API, né viste, né un modo di esportare — ed è una discussione diversa, che non parte da un progetto di automazione.
- Quanto tempo serve prima di vedere qualcosa che funziona?
- Il primo processo automatizzato in genere arriva in produzione fra le sei e le dodici settimane, ma il numero che conta è un altro: entro due settimane si deve sapere se il collegamento tecnico regge. Se dopo un mese si sta ancora discutendo di come accedere ai dati, il problema non è il progetto, è l'accesso — e va risolto prima di scrivere una riga.
- I dati escono dall'azienda?
- Dipende da cosa serve e lo si decide prima, non dopo. L'estrazione dai documenti e i modelli linguistici possono girare su macchine vostre; alcune cose in cloud costano molto meno e non toccano dati sensibili. La regola che seguiamo è che la scelta sia esplicita e scritta, non una conseguenza di quale servizio era più comodo da chiamare.
- Chi lo mantiene quando il gestionale si aggiorna?
- Un aggiornamento del gestionale rompe un'automazione quando questa dipende da qualcosa che non era pensato per essere usato da fuori: una tabella letta direttamente, una schermata interpretata, un file in una cartella. Per questo si preferiscono sempre gli agganci dichiarati — API e viste — anche quando all'inizio costano di più: sono quelli che l'aggiornamento non porta via.
